[ENGLISH VERSION BELOW]

Alle ore 21:00 del 6 maggio 1976, la terra tremò e un sisma di 6.5 gradi della scala Richter colpì il Friuli Venezia Giulia, che non potè mai dimenticare quei terribili minuti. L’epicentro del terremoto fu individuato nella città di Gemona del Friuli, che subì i danni più gravi, ma i comuni colpiti furono circa una cinquantina e i danni e i morti furono moltissimi: si parla di circa 1000 morti, con un numero di senza tetto pari a circa 100.000 e un costo stimato di quasi 18,5 milioni di Euro. In molti ricordano quella sera, in cui c’era un caldo insopportabile e ad un tratto arrivò una scossa violentissima. Le comunicazioni si interruppero all’istante e tutto divenne improvvisamente buio, con un silenzio rotto solo dalle urla di paura e disperazione delle persone. I primi soccorsi giunsero solo alle prime luci dell’alba, quando fu più chiaro quale enorme disastro avesse colpito la regione. Gli stessi cittadini cominciarono a scavare tra le macerie a mani nude e a soccorrere i feriti. I sindaci formarono delle squadre con l’aiuto dei vigili del fuoco e degli alpini, i quali subito avevano allestito delle tendopoli per ospitare gli sfollati e i feriti.
« Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese. », parole simbolo della forza e dell’operosità del popolo friulano: queste parole furono pronunciate il 12 maggio 1976 da Mons. Alfredo Battisti e segnarono l’inizio della ricostruzione, che il popolo friulano, anche se duramente colpito, iniziò quasi subito. La ricostruzione fu faticosa ma ininterrotta, e in poco tempo le ferite inferte dal sisma furono sanate e i palazzi ricostruiti, rendendo ancora una volta il paesaggio e il territorio più bello e più prospero di prima, ma le cicatrici del terremoto sono ancora visibili come ricordo di quell'enorme sciagura. Oggi la ricostruzione del Friuli è diventato un modello italiano.


[ENGLISH VERSION]

At 21:00 on May 6th 1976, the earth shook and an earthquake of 6.5 degrees on the Richter scale hit the region Friuli Venezia Giulia, which could never forget those terrible minutes. The epicenter of the earthquake was identified in the town of Gemona del Friuli, which suffered the most serious damage. However, the earthquake hit about fifty municipalities and caused a large number of damages and dead. Up to 1000 died, 100,000 were left homeless and the cost was estimated at 18.5 million euros. Many remember that evening, when there was an unbearable heat and suddenly a violent shock came. The communications were interrupted instantly and everything suddenly became dark. In that darkness the silence was broken only by the screams of fear and despair of the people. The first aid arrived only at the crack of dawn, when it was clearer what huge disaster had hit the region. The citizens themselves began to dig into the rubble with their bare hands and to help the wounded. The mayors formed teams with the help of firefighters and mountain troops (alpini), who immediately set up tent camps to accommodate the displaced and wounded.
"First the factories, then the houses and then the churches”, these words are the symbol of the strength and the industriousness of the Friulian people and were pronounced in May 12, 1976 by Mons. Alfredo Battisti. These words marked the beginning of the reconstruction, that the citizens began almost immediately, even if they were hard hit. The reconstruction was tiring but uninterrupted, and in a short time the wounds inflicted by the earthquake were remedied and the buildings rebuilt, once again making the landscape and the territory more beautiful and prosperous than before, but the scars of the earthquake are still visible as a memory of that huge disaster. Nowadays the reconstruction of Friuli is seen as a model in whole Italy.